Giornale Di Brescia Libri 2007-06-09 Pagina 34

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Data e Ora: 09/06/07

34

00.59 - Pag: 34 - Pubb: 09/06/2007 - Composite

LIBRI

SABATO 9 GIUGNO 2007

Giornale di Brescia

ARRIVA IN LIBRERIA IL VOLUMETTO PREANNUNCIATO DA CARLO FRUTTERO AL FESTIVAL DEL GIALLO A BRESCIA

Racconto di fantasmi sulla scacchiera mondana della Maremma «Prendo un racconto di qualche anno fa. Lo ritocco un po’. Ingrandisco il corpo e da trenta pagine ne ricavo una cinquantina. Poi ci metto una post-fazione e la chiamo backstage, come va tanto di moda oggi. E così ci ricavo un volumetto...». Era un pomeriggio di un sabato incerto di marzo. Carlo Fruttero stava seduto sul palco del Sancarlino come se fosse nel salotto di un’amica. E ironizzava su questo progetto editoriale che tanto stava a cuore a Mondadori. Il Festival del giallo lo aveva chiamato per il premio alla carriera e lo scrittore torinese si stava

ancora gustando il successo del ritorno in libreria con «Donne informate sui fatti». La boa dell’ottantina superata amabilmente porta il superstite della premiata ditta F&L a guardare alla vita con leggero distacco. Non crede nello Scrittore con la maiuscola, così come gli viene naturale affrontare le sfide della vita con toni pacati. Quasi rassegnati: se dev’essere, sarà... Ed eccolo il volumetto cui Fruttero dedicava le sue ironiche sottolineature quel sabato a Brescia. «Ti trovo un po’ pallida» è il titolo, ricavato dal racconto che ne è il

fulcro. E la ragione del gioco. Perché Fruttero, con maestria invidiabile quanto la levità del suo scrivere, offre ai lettori una duplice esperienza. La prima è il racconto: la storia di una giornata di Gea, in una calda estate tra mare e colline nella Toscana più bella. Trilli, moine, insofferenze e pose, su quella scena ripetitiva e posticcia: «Tutti pedine intercambiabili sull’eterna scacchiera mondana». Alla rincorsa di una trattoria tipica da raccontare agli amici; inseguiti - inevitabile maledizione dal concerto sotto le stelle di Gazzelloni flauto d’oro.

Giovani vite in esilio fra il Marocco e la Spagna nell’ultimo libro di Tahar Ben Jelloun

Partire, il sogno d’una generazione Storie di immigrati fra speranze e delusioni Enrico Mirani Il sogno è lì davanti. Poche miglia di mare dividono la rassegnazione dalla speranza, il passato dal futuro, l’angoscia dall’entusiasmo. Una striscia d’acqua, tanto sottile quanto infida, che separa Tangeri dalla costa spagnola. Si può tentare di superarla in modo clandestino, su una barca («passaggio» insicuro e costoso) della malavita locale, correndo il rischio di essere bidonati, presi e rimpatriati o, peggio, di affogare. Oppure si può percorrere la via legale, cercando di ottenere il visto di entrata: è un’impresa meno pericolosa, ma ben più difficile della prima. Il giovane Azel, seduto in un mattino d’inverno al Caffè Hafa di Tangeri, sul porto, guarda la costa europea e sogna. Ha in tasca una laurea in giurisprudenza conquistata all’Università di Rabat a costo di grandi sacrifici, suoi e della sua famiglia. Ma quel pezzo di carta non gli serve a nulla nel Marocco roso dalla corruzione politica e morale, dal traffico di droga, dal contrabbando di merci e di uomini. E allora resta il sogno. «Partire» è il titolo dell’ultimo romanzo dello scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun. Il tema è l’immigrazione, il tormento di

un’intera generazione che spera di trovare altrove le ragioni di un’esistenza decorosa. In Spagna (ma anche in Italia, in Francia, in Germania...), Paesi dove poter misurare i propri talenti, vivere secondo i meriti, le possibilità offerte da una società aperta. Il bel romanzo di Tahar Ben Jelloun presenta una carrellata di giovani biografie disperatamente alla ricerca di un destino fuori del Marocco. Azel è il centro attorno a cui ruotano le altre biografie. Pur di partire si è disposti a tutto. Anche, come Azel, a diventare il compagno di vita e di letto di un uomo potente. Nel suo caso è Miguel, un affascinante artista spagnolo, che gli garantisce l’agognato visto e il soggiorno a Barcellona. Il sesso (l’omosessualità, la prostituzione) e la droga sono due costanti del libro, due strumenti di autodistruzione, due mezzi per tentare di realizzare il sogno. Due possibilità di conquistare una effimera consolazione. Azel tradisce se stesso, il suo corpo, i suoi sentimenti nella disperata ricerca di una vita migliore: agi e mollezze che richiedono però un prezzo troppo alto, impagabile. Per lui, come per altri che sono riusciti a partire, il sogno si trasforma in incubo, e la lontananza ha il

sapore (acido e insopportabile) di un esilio. Così è per Kenza, la sorella di Azel, che sposando Miguel ha ottenuto il diritto di vivere in Spagna. Così è per la bella Soumaya, innamorata di Azel, piagata nell’animo e nel corpo. Tornano a casa, delusi, vinti; lasciano una terra che non può diventare la loro. Al massimo possono convivere ai suoi margini. La felicità sta sempre in un altrove disperatamente cercato e perduto. Il romanzo di Tahar Ben Jelloun ci introduce nel cuore e nella mente di una generazione delusa. Che aspetta di partire dal Marocco, come hanno fatto altri prima di loro, lasciando una terra «non abbastanza ricca, abbastanza amorevole, abbastanza generosa per tenerci accanto a sé. Allora noi partiamo, remiamo sui mari fino a che non si spegne anche la più piccola luce che un essere vivente porti, qui o altrove (...); e noi seguiremo quest’ultima luce (...), perché forse è da lì che scaturirà la bellezza, quella che metterà fine al dolore del mondo».

Ci sono libri che non si prestano a facili classificazioni. Hanno l’apparenza di un reportage giornalistico, ma sono intriganti come un romanzo; sembrano appunti di viaggio scritti velocemente fra un aereo e l’altro, ma alla lettura presentano una trama storica densa e inaspettata. I libri di Erik Orsenna appartengono a questo genere e ci

lasciano ogni volta stupefatti. È accaduto lo scorso anno con «Ritratto della Corrente del Golfo»; accade ora con «Viaggio nei Paesi del cotone». È una storia che comincia da molto lontano. La sua fibra era lavorata nella valle dell’Indo già 5.000 anni fa, ma gli europei ne vennero a conoscenza molto più tardi. Furono i soldati di Alessandro Magno, che raggiunsero le

AUTORE EDITORE PAGINE EURO

Forse al celebre aforisma cartesiano «Cogito ergo sum» dovremmo preferirne un altro che suona «Amo ergo sum»? L’uomo è tale perché pensa o perché ama? E perché non considerare l’amore la più alta forma di conoscenza che ci è dato di sperimentare? Il sessantenne filosofo francese Jean-Luc Marion, docente alla Sorbona di Parigi e alla Divinity School di Chicago, solleva questi interrogativi e sviluppa un’analisi particolarmente suggestiva di un tema che da sempre affascina tanto gli intellettuali quanto la gente comune. Per Jean-Luc Marion, l’amore è il fondamento della vita umana: esso, ancora più del pensiero, rende certo l’uomo della sua esistenza, e la filosofia stessa, come ben compresero gli antichi, sgorga da un atto di amore. Tuttavia, oggi - lamenta l’autore - sembra quasi che i filosofi temano di parlare di questa decisiva realtà, come se avessero smarrito le parole per dirla, i

concetti per pensarla e le forze per celebrarla. Nelle sei meditazioni che compongono l’opera «Il fenomeno erotico», Jean-Luc Marion dipinge un quadro davvero molto ricco del fenomeno amoroso attraverso una originale disamina delle sue varie e diverse componenti (il piacere, la gelosia, il tradimento, la fedeltà, la fecondità e altre ancora), concludendo il suo percorso con un decisivo richiamo alla trascendenza. A suo giudizio, infatti, è solo la presenza di Dio a rendere possibile l’amore, un Dio che non deve essere pensato soltanto in termini di saggezza oppure di potenza, ma soprattutto e prima di tutto proprio come amore. Maurizio Schoepflin

IL FENOMENO EROTICO AUTORE EDITORE PAGINE EURO

Jean-Luc Marion Cantagalli 286 18,50

TI TROVO UN PO’ PALLIDA AUTORE EDITORE PAGINE EURO

Carlo Fruttero Mondadori 85 12.00

a cura di Alberto Ottaviano

Per spiegare la fede ai figli n sentiero per accostare in U maniera semplice la fede cristiana. Potremmo definire così il

sposte», come dice il sottotitolo (ma svolto in maniera molto consequenziale), il testo affronta tutti i temi più rilevanti del cattolicesimo. L’autore prende le mosse dalla ragionevolezza della fede in Dio e dell'accettazione del mistero, per poi soffermarsi su numerosi altri aspetti: Gesù e la Salvezza, la Bibbia e i Comandamenti, la Resurrezione e la morte, l'anima e l'Inferno, la Trinità e lo Spirito Santo, la Chiesa e il Papa, il peccato e il male, la preghiera e il dolore innocente, la Messa e la Confessione... Con due consapevolezze: la prima è che la fede in Cristo non è una dottrina ma una vita, e dunque, più che per spiegazioni, si trasmette per incontri; la seconda riguarda il fatto che, di fronte alla proposta cristiana, la parola decisiva è la libertà. Sta ai nostri figli (come a ciascuno di noi) dire «sì» o «no», scrive Perillo: nessuno può farlo al posto loro. E l'assenso alla fede non riguarda un insieme di dottrine avulse dall’esperienza, ma cose che hanno radici nella nostra umanità. Cose che «non solo c'entrano con la vita, ma la rendono più ricca di gusto. Più umana. In una parola, più bella».

PUNTOGIALLO

Tahar Ben Jelloun Bompiani 268 17

Tahar Ben Jelloun: bello il suo ultimo romanzo sull’immigrazione marocchina

sponde del fiume asiatico nel 326 a.C., a scoprire che le popolazioni indossavano vestiti sottili e leggeri come non ne avevano mai visti. Nel viaggio di ritorno portarono con sé una manciata di semi per trapiantare in Grecia «l’albero della lana». I risultati furono deludenti. Maggiore fortuna ebbero gli arabi perché il clima dei loro Paesi era più adatto alla coltivazione della pianta. Di qui, attraverso il Mediterraneo, il «qutun» approdò a Genova e a Venezia, dando vita ad una fiorente industria tessile che si diffuse in tutta l’Italia settentrionale prima di varcare le Alpi. Il cotone era conosciuto anche sull’altra sponda dell’Atlantico. Alcuni resti di tessuti risalenti a 1.000 anni prima di Cristo sono stati trovati in Perù e quando Cortés arrivò in Messico con il suo pugno di soldati scoprì che i suoi abitanti indossa-

MEDITAZIONI DI JEAN-LUC MARION

Origini e sviluppo dell’amore: un fenomeno che viene da Dio

per sentirsi parte delle serate giovanili al Castello del Monferrato e dei pomeriggi a Castiglion della Pescaia, quando a far visita allo scrittore arrivava Pietro Citati con un’improbabile maglietta a rigone... Fruttero è tanto impietoso con se stesso quanto con il "monumento" della critica apodittica italiana. Pagine indimenticabili. Claudio Baroni

PARTIRE

Storia, economia e costume: viaggio nei Paesi del cotone

Giovanni Vigo

I TASCABILI

bel libro di Davide Perillo La fede spiegata a mio figlio, pubblicato dalle edizioni Piemme (11,50 euro). Perillo - giornalista al Corriere della sera Magazine, già autore di un volume su don Giussani - scrive un testo per spiegare le ragioni di ciò in cui crede ai suoi figli in età scolare e per rispondere alle loro curiosità in materia di Dio, di religione, di Chiesa e così via. Non si tratta certo di un catechismo in pillole, come avverte subito l'autore, ma di una sorta di piana introduzione alla fede cattolica, una piccola guida che vuole rispondere in maniera chiara ed efficace agli interrogativi più diffusi sui temi religiosi. Il libro è dunque uno strumento adeguato ad incontrare le inquietudini esistenziali degli adolescenti, ma anche utile a molti adulti: genitori e catechisti in cerca di argomentazioni solide, ma anche tante persone che sentono la necessità di affrontare il tema religioso, ma magari non hanno mai avuto la forza e l'opportunità di leggere personalmente i Vangeli o accostare testi impegnativi. Strutturato «A domande e ri-

Interessante ricerca di Erik Orsenna sull’origine e la diffusione della fibra conosciuta già 5.000 anni fa nella valle dell’Indo

Cina: contadini dell’etnia Uyghur durante la raccolta del cotone

Ma la storia di Gea è quella di un fantasma... Ed è a questo punto che Fruttero, dopo aver mostrato al lettore il piacevole cammeo del racconto, cerca di spiegargli segreti e dubbi dell’artigiano-scrittore. Come gli è stato proposto di scrivere una "ghost story", come abbia accettato più per ignavia che per convinzione. E come, non potendo inventarsi castelli degni delle gelide notti gotiche, sia finito a scrivere una storia di fantasmi nel bel mezzo di una giornata soleggiata e cocente. E se il racconto è piacevolissimo, il "backstage" è delizioso. Il lettore finisce

vano gli stessi vestiti che avevano affascinato l’esercito di Alessandro Magno. Ma l’epopea mondiale del cotone iniziò dopo il 1750 con l’invenzione del filatoio idraulico e del telaio a vapore. Grazie alla sua superiorità tecnologica l’Inghilterra si sbarazzò dei concorrenti, inondando il mondo con le proprie cotonate. I tessitori indiani furono costretti ad abbandonare il campo ed altri seguirono a ruota. Oggi tocca all’Europa subire lo stesso destino invasa com’è dai prodotti cinesi. I più sfortunati rimangono però i Paesi del Terzo Mondo che dal cotone potrebbero ricavare molti vantaggi se non fossero schiacciati fra Cina e Stati Uniti che, in mancanza d’altro, sostengono i coltiva-

tori di cotone con sussidi esorbitanti. Quello che ho delineato è semplicemente lo scheletro di una storia avvincente. Il libro, pieno di sorprese, offre molto di più. Sapevate, ad esempio, che verso il 1620 a Messico, la capitale della Nuova Spagna, una folta colonia di cinesi offriva indumenti a costi stracciati, sollevando le proteste dei produttori locali? Io l’ho imparato leggendo Orsenna.

VIAGGIO NEI PAESI DEL COTONE. PICCOLO COMPENDIO DI GLOBALIZZAZIONE AUTORE EDITORE PAGINE EURO

Erik Orsenna Ponte alle Grazie 245 14

Pagina a cura di:

MAURIZIO BERNARDELLI CURUZ e ENRICO MIRANI

a cura di Marco Bertoldi

Le Carré, Clancy, Parsons ncora il tema dello sfruttamento dell’Africa, ma stavolA ta non da parte delle multinazionali farmaceutiche, nel nuovo John Le Carré: Il canto della missione (Mondadori, pagine 351, euro 18,60). Dove il protagonista Bruno Salvador detto Salvo, narratore in prima persona, è il figlio della colpa di un missionario cattolico irlandese e di una giovane congolese, presto defunta in uno dei tanti conflitti civili. Un giovane ha avuto infanzia difficile, poi è stato cresciuto in patria ed ora è, come afferma, «uno stimato cittadino del Regno unito e dell’Irlanda del Nord», benestante e sposato con una giornalista (che però lo tradisce). Di professione fa l’interprete di dialetti africani ed è ben quotato tanto che è chiamato in un castello su un’isola del Mare del Nord per un incontro tra esponenti del potere politico ed economico europei e «signori della guerra» congolesi. Qui egli, che non fa sapere di conoscere alcuni idiomi, viene a conoscenza di un progetto segreto per scatenare una nuova guerra civile e, come i personaggi degli ultimi romanzi di Le Carré che si stanno facendo un poco più manichei (il Male è il Potere econo-

mico), si trova di fronte ad una crisi di coscienza: permettere altre stragi e genocidi e mantenere la vita agiata, o lottare dalla parte dell’umanità? Intrigante e con spiccato senso di disagio. Fantapolitica, ma con ricca documentazione reale e fantavventura sono gli ingredienti di Il gioco di Fisher di David Michaels, terzo tomo della serie «Splinter cell» creata da Tom Clancy per una serie di videogame (Rizzoli, pagine 377, euro 19). Stavolta Sam Fisher, agente del dipartimenti supersegreto dell’Agenzia di Sicurezza nazionale Usa deve affrontare la minaccia di un attacco terroristico con materiale radioattivo che sta per scatenare una guerra Usa-Iran. Azione, documentazione, avventura: un buon intrattenimento. Passiamo al giallo più tradizionale con Oltre la soglia (Longanesi, pagine 334, euro 16,60), thriller (o noir?) familiare di Julie Parsons, stimata autrice di thriller psicologici tesi e sorprendenti. Come questo in cui una ricca vedova, convinta da un giovane entrato in casa e nelle sue simpatie, vuole riallacciare i contatti con la figlia che l’aveva lasciata 20 anni. Dove sta stavolta il groviglio di vipere?

Un nuovo avvincente racconto d’avventura ambientato nel Medioevo firmato dallo storico Franco Cardini

Tre cavalieri a Samarcanda con il Signore della paura Laura Ogna È l’alba del Quattrocento, tre uomini si mettono in viaggio, l’uno parte dal cuore della Castiglia, dalla città di Segovia, governata da re Enrico a due passi dal regno di Granada, quell’ultimo baluardo arabo in terra di Spagna, l’altro lascia invece le dolci colline di Firenze e dell’Impruneta, il terzo, infine, inizia il suo cammino da Gerusalemme. La loro meta è la mitica Samarcanda. La città nel cuore dell’Asia centrale, separata dal resto del mondo da aspre catene montuose e deserti indomabili, una tappa essenziale della Via della Seta. Questo è il regno di Amir Temur, il nome orientale di Tamerlano, il condottiero di origine turco-mongola, nato da un khan di una sconosciuta tribù delle steppe, che nel corso del XIV secolo unificò

Il Grande Tamerlano in un dipinto mongolo del XVIII secolo e lo scrittore Franco Cardini l’Asia centrale. È lui il «Signore della paura», l’uomo leggendario che da una piccola tribù diventa il principe di un impero immenso. Un capo feroce e violento, ma anche un raffinato amante delle arti e attento mecenate.

Al tempo era conosciuto come Timur-I-Lang, che in persiano, la lingua allora più diffusa in Asia, significa «Timur Lo Zoppo»; si narra infatti che fosse stato ferito ad una gamba e che anche un braccio fosse stato terribilmente offeso in battaglia. È

lui il tiranno raccontato da Goethe. Un condottiero che rifiuta il titolo di Khan per adottare quello di «Grande emiro», un uomo che dedica la sua vita ad un sogno estremo: conquistare il Celeste Impero, la Cina.

In questo libro di Franco Cardini, studioso di fama internazionale, il racconto d’avventura di cavalieri e avventurieri si intreccia con una trama in sottofondo altrettanto minuziosa che narra di un mondo, quello del tardo Medioevo, che scopre come l’Occidente con le sue guerre e le sue beghe sia, in fondo, un piccolo tassello di un pianeta estremamente più vasto, fatto di signori potenti che governano su spazi e regioni immense. Luoghi pieni di ricchezze, battuti da mercanti e carovanieri alla ricerca di spezie, gemme preziose, tessuti e storie. Il racconto è come un arazzo in cui scorrono più fili fatti di miti, leggende, racconti di viaggio e d’avventura, misteri, scoperte e paesaggi interiori. I tre cavalieri lasciano i loro Paesi e le loro terre. Non sanno l’uno dell’altro, ma il loro viaggio si

intreccia più volte lungo il Mediterraneo e poi oltre tra Damasco, Bukhara e Samarcanda. Come una storia dei destini incrociati, i tre negli incontri casuali scoprono parte della propria storia. E la narrazione prende il ritmo di un romanzo di formazione, un viaggio ai confini del mondo conosciuto in senso letterale e metaforico. I tre protagonisti si trovano al centro della ricerca del proprio senso, del proprio passato e di quali possono essere i passi per dare valore al futuro. Un’esplorazione interiore sul filo dell’eterna ricerca di se stessi e del senso dell’esistere in cui paesaggi e leggende disegnano, per ciascuno, paesaggi interiori diversi.

IL SIGNORE DELLA PAURA AUTORE EDITORE PAGINE EURO

Franco Cardini Mondadori 351 17,50

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