Nucleare Berlusconi Sarkozy

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IL PATTO NUCLEARE ITALO-FRANCESE L' accordo quadro in materia nucleare tra il governo italiano e quello =francese, a quanto apprendiamo dal Sole 24 Ore oggi in edicola, prevede =una cooperazione tra Enel e Edf, in funzione di capifila, ma =trainanti l'industria con nomi tipo Ansaldo (Finmeccanica), e la ricerca =con nomi tipo Enea, per costruire quattro impianti a tecnologia francese =EPR. Si tratta di centrali di cosiddetta "Terza generazione avanzata": quella =che viene spacciata dai tromboni della tecnocrazia ufficiale come ponte =indispensabile per arrivare alla miracolistica ed improbabile "Quarta =generazione" di reattori, funzionanti senza emissioni di CO2 e senza =scorie radioattive (ma quando mai!). La cooperazione italo-francese è definita a tutto campo: ricerca, =costruzione delle centrali, smaltimento delle scorie, marketing =congiunto. L'Italia di Berlusconi, va puntualizzato, sempre stando a quanto riporta =la stampa oggi, con la tecnologia francese EPR intende coprire "solo" il =50% del suo nucleare, ipotizzato in 10-12.000 megawatt entro il 2020, =pari al 25% della produzione elettrica complessiva. Per l'altro 50% farebbe ricorso a reattori AP-1000 di tecnologia USA, =prodotti dalla Westinghouse (la più grande fabbricatrice di bombe =atomiche nel mondo). L'Italia, con l'ENEL, insieme a EDF, già costruisce, partecipando con =il 12,5%, a Flamanville 3, un reattore EPR ; parteciperà, secondo =l'accordo di oggi, sempre con il 12,5%, anche alla costruzione della =seconda centrale francese EPR a Penly. Seguiamo il testo del Sole 24 Ore a pag. 19, nell'articolo, a firma =Federico Rendina, intitolato: "ItaliaFrancia, patto sull'atomo". " (L'Italia) con l'Enea diventerà partner (della Francia) nella =ricerca per il nucleare di quarta generazione nei laboratori di =Cadarache. Sarà persino disposta ad adottare l'impostazione francese =per la costituenda agenzia per la sicurezza nucleare. E coinvolgerà =Finmeccanica per formalizzare entro un paio di settimane uno dei quattro =patti industriali che renderanno operativo l'acordo politico; la nostra =holding pubblica prenderà il posto della tedesca Siemens nella =francese Areva NP, proiettandoci nel business internazionale della =costruzione ma anche del decomissioning. A Finmeccanica, che già =partecipa al gico mediante Ansaldo Energia, potrebbe andare entro la =primavera l'intera quota del 34% che i tedeschi hanno deciso di cedere, =facendo evaporare l'idea del grande patto franco-tedesco del nucleare ="europeo"... La prima pagina odierna di "Repubblica" ci informa che "la prima =(centrale nucleare italo-francese in Italia) sarà operativa nel =2020". Nei servizi di pagina 2 e 3 il quotidiano riporta le seguenti =notizie. "Il ministro per lo sviluppo Claudio Scajola ha ricordato anche =l'imminente approvazione alla camera del suo ddl in cui viene istituita =l'agenzia per la sicurezza nucleare. L'ente che opererà sotto la =presidenza del Consiglio, si occuperà di regolare il settore e di =riportare l'Italia a produrre in proprio energia elettrica grazie =all'atomo dopo avervi rinunciato con il referendum del 1987. Più =volte il ministro Scajola ha ricordato la tabella di marcia: =individuazione subito dei siti e posa della prima pietra entro la fine =della legislatura e attivazione del primo impianto entro un decennio. =All'agenzia in via di costituzione spetteranno tutti i poteri =autorizzativi sui progetti, grazie a delle norme presenti nel Ddl che =hanno già suscitato critiche perché limitano al minimo le =capacità d'intervento degli enti locali nei territori coinvolti"=. L'articolo di Marco Patucchi, a pag. 3, si intitola: "Quattro impianti =Enel-Edf - "La prima centrale nel 2020". Veniamo da esso informati che oguna delle quattro centrali in questione =avrà "una potenza di 1600 megawatt, per un totale di 6400 Mw =". I due memorandum of understanding che saranno sottoscritti da Enel e Edf =saranno poi quelli che sanciranno la svolta energetica italiana. Essi =prevedono " la creazione di una joint-venture tra Enel e Edf per la =progettazione e la realizzazione di quattro unità EPR (le centrali =nucleari di terza generazione) sul territorio italiano. Enel avrà la =maggioranza sia del controllo che dell'esercizio delle centrali, e =toccherà sempre al gruppo italiano la fetta più consistente =dell'energia ritirata. Paritetica,

invece, la parte relativa allo =sviluppo della progettazione degli impianti, il primo dei quali dovrebbe =accendere le turbine entro il 2020. Enel, peraltro, potrebbe non essere =l'unica protagonista italiana dell'operazione: il memorandum prevede che =il capitale della joint-venture sia aperto all'ingresso di altri soci =(gli operatori del settore - come Edison, Sorgenia, le municipalizzate, =E. On Italia - e le cosiddette società energivore, ovvero i =siderurgici, il comparto della ceramica o dell'alluminio), con la =diluizione proporzionale delle quote in capo al gruppo guidato da Fulvio =Conti e all'Edf. Proprio Edf, peraltro, controlla insieme ad A2A =(municipalizzate di Milano e Brescia) la Edison". Il Corriere della Sera relega la notizia nel settore economia, a pag. =24. Chi firma l'articolo, Stefano Agnoli, commenta così la notizia =della joint-venture al 50% di Enel-Edf: "Roma si aggancia quindi al =carro nucleare francese? L'accordo, precisano fonti governative, non =è esclusivo e potrebbe essere ripetuto. Anche se, di fatto, solo i =francesi (e non gli americani) hanno insistito a lungo per arrivare a =esiti concreti. Complice, fa notare qualcuno, anche la rottura con =l'asse atomico con i tedeschi di Siemens e l'avvicinamento di Berlino =alla tecnologia nucleare di Mosca". LA ROAD MAP GOVERNATIVA SUL NUCLEARE La road map sul nucleare in Italia, ha già subito un rallentamento: =si parlava della scadenza di dicembre 2008 per i decreti legislativi di =attuazione governativa, invece tutto è stato spostato a giugno =(guarda caso dopo le elezioni europee), con la possibilità di un =ulteriore rinvio di un anno per eventuali correzioni. Il progetto Scajola è in questi giorni in discussione al Senato; una =volta definiti per delega i criteri di localizzazione delle centrali =(entro il 30 giugno 2009), si individuano i siti; quindi - sempre a =sentire Scajola - entro la fine della legislatura "si posa la prima =pietra"; e nel 2020 si completa la costruzione della prima centrale. Il ddl 1195 sul nucleare ("progetto Scajola") è stato approvato alla =Camera (il 4 novembre 2008, con l'astensione del PD) e trasmesso =al Senato. Si tratta del progetto di legge denominato “=Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle =imprese, nonchè in materia di energia”. I principi base del testo sono così riassumibili: 1- il nucleare è un business privato "assistito" dallo Stato (e da =esso promosso anche con la propaganda ad hoc); 2- gli incentivi statali vengono raccolti dai consumatori "elettrici" =tramite il rodato meccanismo del CIP6, spacciando la fonte come ="assimilata" alle rinnovabili; 3- i siti delle centrali sono "aree di interesse strategico" sorvegliate =militarmente e possono essere imposti d'autorità ai poteri locali =(anche i TAR locali vengono privati della loro comptenza); 4- si prevede la possibilità di "corrompere" gli amministratori =locali per evitare il loro dissenso; 5- sono disattese le condizioni base per attuare seri controlli sulla =sicurezza delle centrali e per la gestione delle scorie radioattive; 6- vengono commissariati e/o sbaraccati i vecchi enti gestiti dagli ="ex-ulivisti" e istituiti nuovi carrozzoni con funzione di poltronificio =ad uso degli amici. Esaminando più in dettaglio, questo testo legislativo, troviamo i =seguenti punti. L'art. 15 è quello della "delega al governo in =materia di nucleare". Entro il 30 giugno 2009 il governo dovrà ="adottare uno o più decreti legislativi di riassetto normativo =recanti criteri per le discipline della localizzazione nel territorio =nazionale di impianti di produzione elettrica nucleare nonché dei =sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e =per la definizione delle misure compensative da corrispondere alle =popolazioni interessate". L'articolo in questione rinvia ad un ="atto di indirizzo strategico" (da parte dei ministri Tremonti e =Scajola) la ridefinizione dei compiti e delle funzioni della Sogin =S.p.A. "prevedendo le modalità per disporre il conferimento di =beni o rami di azienda di Sogin S.p.A. ad una o più società, =partecipate

dallo Stato in misura non inferiore al 20 per cento, =operanti nel settore energetico". Prevede infine la nomina governativa di un Commissario e di due vice-Commissari per la Sogin Spa, "mantenendo in capo ad essa in fase transitoria gli attuali compiti, dipendenze e fonti di finanziamento, che saranno ridefiniti, al fine di assicurare una maggiore efficienza nel settore". Nell'Art. 16-ter (Agenzia per la sicurezza nucleare) va notato =soprattutto che il Governo ha intenzione di rimettere mano ai Cip6 per =dedicare una parte della nostra bolletta Enel al nucleare, inserita tra le "assimilate" alle fonti veramente rinnovabili. L'Agenzia viene =formata con i soliti criteri di lottizzazione partitocratica. Vengono =stabilite sanzioni pecuniarie irrisorie rispetto ai guadagni ricavabili =dalla costruzioni delle centrali nucleari (un impianto da 1.600 MegaWatt avrebbe, a stare bassi, un costo di circa 3 miliardi di euro; fonte: Corriere della =Sera, 2 giugno 2008); e si parla di “corsi relativi ai casi di emergenza” ammettendo la presenza di =rischi. L'Agenzia è profilata come un’entità gracile, che =non ha l’autonomia di un’autorità perché dipende dal =Governo, non ha autonomia di risorse perché ha un organico costruito con risorse umane e finanziarie esistenti e ha vincoli di bilancio. La =regolazione della sicurezza resta vaga e non garantisce proprio =nulla. L'Art. 16-sexies cambia il nome dell'Enea in Enes: "Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile". "Per garantire l’ordinaria amministrazione e lo svolgimento delle attività istituzionali fino all’avvio dell’ENES, il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, nomina un commissario e due subcommissari". L'art. 18 sulla "Tutela giurisdizionale" sposta tutte le controversie legali a Roma (TAR del Lazio) piuttosto che farle a livello locale. La procedura autorizzatoria prevista è quanto mai accentrata e autoritaria. Se non c’è accordo con gli Enti locali interessati e soprattutto con le Regioni il Governo si riserva il potere autoritativo di decidere comunque, stroncando così ogni resistenza. I siti nucleari sono considerati "di interesse statale strategico " e addirittura la sicurezza viene spacciata per garanzia mirante alla salute delle popolazioni: ciò è chiaramente un modo per giustificare misure di isolamento e controllo militarizzato degli impianti durante la costruzione prima e poi la gestione. Il Ministero della Difesa viene poi invogliato a mettere a disposizione propri siti per insediare centrali, mettendolo a capo di tutta la procedura prevista dalla legge. Il CIPE diventa l’organo che impropriamente decide la validità delle proposte di costruzione e di conseguenza diventa la sede istituzionale che avvia un meccanismo che non risponde al più elementare principio di precauzione, perché in quella sede non è questo il presupposto per le decisioni. Emerge, da tutto il provvedimento, un business atomico gestito formalmente come "iniziativa di privati", per ragioni apparentemente finanziarie; ma in realtà il governo aggiunge il nucleare alla lista DI garanzia in vigore per l’acquisto dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, cui viene paradossalmente equiparata, prevedendo per essa la possibilità di partecipazione alle società della Cassa depositi e Prestiti che diventa così di fatto un finanziatore di ultima istanza. E’, in conclusione, del tutto evidente che l’impiego di ingenti risorse “private” (di fatto estorte in forza DI legge dalle tasche dei consumatori) per finanziare la costruzione del nucleare conduce di fatto all'impossibilità di finanziare in modo adeguato il ricorso all’energia da fonti rinnovabili.

LA LOBBY EUROPEA DELL'ATOMO Dei 33 nuovi impianti nucleari in costruzione nel mondo, 19 sono in corso di realizzazione in Asia, con l’India che fa la parte del leone: 6 centrali in fase di allestimento (dati World Nuclear Association, ottobre 2007). In Europa si costruisce meno perché si sta un po’ a guardare quale tipo di nuovi reattori scegliere dopo quelli superati di seconda generazione. Il reattore EPR in Francia, di “terza generazione”, dovrebbe entrare in funzione nel 2011 e nel 2012 quello di Flamanville si accenderà grazie ad una partecipazione Enel (del 12,5%). Proprio il ruolo dello stato francese costituisce un forte indizio, se non una prova, che la spinta al nucleare civile ha origine nelle esigenze della "potenza" militare. Le multinazionali dell’energia nucleare come le tedesche EnBW, RWE, Eon, la svedese Vattenfall, la francese EDF, l'italiana Enel, forti di partners industriali come Siemens, Areva e Finmeccanica, preparano il terreno per far accettare la costruzione di nuove centrali atomiche in Europa. Una sponda la trovano nell'l'appoggio indiretto della commissione europea, se è vero che le autorità comunitarie, anche se non ufficialmente, prendono di fatto posizione a favore dell'energia atomica nei loro ambigui piani energetici. Una sorpresa negativa viene dal Parlamento Europeo, che in una sua ="mozione" del 2007 ha affermato: “Il nucleare è indispensabile per garantire a medio termine il fabbisogno UE e ridurre drasticamente la CO2”. Gran parte del parco nucleare europeo deve essere rinnovata e questi colossi energetici ed industriali sono ben decisi a restare sul mercato nucleare mondiale. La lobby nucleare ha imparato la lezione dopo le sue ultime sconfitte e tenterà di non ripetere i suoi errori. Ormai opera diversamente: un’abile campagna pubblicitaria, che costa svariati milioni di euro, è organizzata un po’ dappertutto in Europa per vantare i meriti dei reattori di "Terza generazione avanzata", ="nuovi, sicuri e durevole". Adesso la propaganda pubblicitaria è centrata completamente sull’aspetto "ecologico", anti =effetto-serra, di questi nuovi investimenti. Sono proprio le lobbies alle quali gli ambientalisti sono riusciti dopo anni ed anni ad imporre dispositivi di riduzione dei tassi di nitrato e di zolfo nelle loro vecchie miniere di carbone che utilizzano ora argomenti ambientalisti per rilanciare i loro programmi nucleari! E che per di più si sforzano di dividere il movimento ambientalista fomentando polemiche indiscriminate sull’eolico. E’ così che si riesce a rimuovere il ricordo degli incidenti nucleari di Chernobyl, Harrisburg, Tokaimura etc. Un punto da rimarcare è la rottura dell'asse franco-tedesco sul nucleare. Siemens & Areva avevano stretto un patto sul progetto EPR che è recentemente saltato. La Francia con l’EPR non produce solo di un nuovo reattore, ma si propone di creare una testa di serie, un modello di riferimento da esibire sul mercato mondiale. La Francia costituisce un caso particolare (neanche da prendere a modello) perché l’industria energetica è dello Stato (che si è ben guardato dal nazionalizzare l’EDF) , e lo Stato ha gestito il nucleare civile nel contesto della force de frappe nucleare, che ha costi maggiori (comprende lanciatori, sommergibili, sistemi di allarme e controllo, ecc.) e ha assorbito molti oneri, incluso l’arricchimento dell’uranio: vai a valutare il costo vero del solo programma civile francese! Il massiccio sistema elettronucleare francese è estremamente rigido: non si possono accendere e spegnere i reattori nucleari come fossero degli elettrodomestici; per cui per coprire la richiesta di punta il sistema produce nelle ore notturne grandi eccessi di energia, che viene quindi venduta a prezzi stracciati… In Germania parte dell'establishment non perde tuttora occasione per rimettere in discussone la scelta di chiudere le centrali dal 2020. Nel tentativo di indurre un cambiamento di rotta sul fronte politico, due grandi aziende produttrici, Rwe e EnBW, hanno chiesto al Governo di rinviare la prevista chiusura di

alcune centrali nucleari. (Il calendario del 2000 fissato dal governo a guida SPD aveva previsto lo smantellamento dei luoghi di produzione anno per anno). I primi siti scelti per la Terza generazione sono in Francia e in Finlandia. Quel che conta per la scelta di questi siti è che sul posto la resistenza politica e civile è minima. Un paese piccolo come la Finlandia, al momento, si presta alquanto a farsi ingannare =dall’arrivo dei soldi, del potere e dell’influenza della lobby dell’atomo. Il "rinascimento" dell'atomo civile ha però subito, su scala mondiale, un grosso smacco con l'elezione di Barak Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Il suo avversario, McCain, proponeva che gli USA ripartissero con i programmi nucleari costruendo 45 nuove centrali (250 miliardi di dollari, miliardo più, miliardo meno, di investimento). Ma "Change" significa anche una riconversione civile dell'economia che si sposta massicciamente verso il risparmio energetico e le rinnovabili. ricorda, ad es., un recentissimo comunicato di Greenpeace Italia, che un tentativo di inserire 50 miliardi di dollari di fondi per prestiti a tasso agevolato a favore del nucleare, è stato appena respinto dal Congresso USA, che ha bocciato l'emendamento del senatore repubblicano Robert Bennet. Invece i fondi per efficienza e rinnovabili sono passati da meno di 52 a quasi 60 miliardi, di cui 32,8 nelle fonti rinnovabili e =26,86 per l'efficienza energetica. A questi si aggiungono quasi 19 miliardi sui trasporti collettivi e sulle ferrovie. Questi sono gravi colpi al preteso rilancio del nucleare, che fino a qualche mese fa veniva dato per inevitabile. Già nel 2007 =l'amministrazione Bush aveva introdotto fondi, pari a 18,5 miliardi di dollari, per prestiti a basso tasso di interesse per la costruzione di centrali nucleari. Una delle domande di finanziamento è stata presentata dalla Florida Light & Power per sostituire due reattori nucleari sulla base di 16 miliardi di dollari, mentre il totale delle richieste di accesso ai fondi, prima della crisi economica, aveva raggiunto 122 miliardi di dollari. E senza i soldi da parte del governo, per il nucleare made in Usa il futuro si prospetta veramente duro. "Si tratta di un importante cambio di direzione dell'amministrazione =USA- spiega nel comunicato Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia - Efficienza energetica e fonti rinnovabili hanno un grande potenziale sia in termini energetici che occupazionali. Secondo le valutazioni correnti per ogni miliardo di investimenti pubblici se ne possano generare due di investimenti privati, dunque =l'impatto del piano è potenzialmente triplo". IL COINVOLGIMENTO NUCLEARE DELL'ENEL IN EUROPA (repubblica.it 24-02-2009) CON una capacità produttiva di 5.680 megawatt e un totale di 4 mila dipendenti impiegati nel nucleare, Enel, che ha appena completato il consolidamento in Endesa diventando il secondo operatore energetico d'Europa (dopo l'azienda pubblica francese Edf), è da oggi anche l'unico gruppo al mondo presente nelle 4 tecnologie del nucleare. = Enel è impegnata in cinque Paesi (Spagna, Slovacchia, Francia, Romania, Russia) con un totale di capacità produttiva di =5.680 megawatt: un' ulteriore capacità produttiva per 1.080 megawatt si va ad aggiungere in questi Paesi per nuovi reattori in costruzione. = Di seguito la mappa della presenza di Enel nel mondo con le 4 tecnologie del nucleare: Spagna. Tramite Endesa, con la tecnologia americana Westinghouse (capacità installata 3.640 megawatt, produzione annua 26 terawattora) Slovacchia. Tramite Slovenske Elektrarne con il VVER di origine russa (capacità installata 1.840 megawatt - produzione annua 12,2 terawattora) = Francia. Tramite EDF con il sistema EPR di 3a generazione (capacità 1.600 megawatt di cui 200Mw Enel che ha il =12,5%) Romania. Sono in costruzione 2 reattori con la tecnologia canadese Candu. Russia. Enel è impegnata anche in Russia, dove ha siglato un accordo con Rosatom per lo sviluppo congiunto di nuove centrali.

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